Un giorno useranno l’esempio di Dolce&Gabbana nelle aziende di marketing per far capire quanto sia fondamentale conoscere gli effetti di un messaggio pubblicitario a partire dagli aspetti culturali fino alla sfera etica. Ebbene, si può parlare di suicidio commerciale diun colosso come Dolce&Gabbana in un paese, la Cina, che costruibuisce ad un terzo di consumo nei beni di lusso. 


La serie di brevi video pubblicati sui social network dovevano essere divertenti e umoreschi tuttavia le immagini hanno suscitato subito il malumore. Ognuno di noi interpreta ciò che vede in modo diverso, secondo i propri schemi cognitivi.
E sta volta, il grande pubblico, soprattutto quello cinese, ha visto i video come dei messaggi offensivi e dai toni provocatori, e lo stesso Gabbana, uno dei fondatori del marchio, si è dimostrato al quanto spocchia nelle sue risposte.

C’è stato un errore di marketing: hanno applicato un approccio troppo arrogante e superficiale. Hanno puntato sul fatto di essere artisti, maestri della moda, un qualcosa che potrebbe non essere compreso ma sicuramente (secondo loro) da elogiare o applaudire. I cinesi apprezzano molto la moda italiana (o forse solo ciò che “fa” moda). Un prodotto che ha un brand internazionale riconosciuto è apprezzato più di un prodotto nazionale cinese. Ma non hanno fatto i conti con la sensibilità cinese. Ha dato fastidio questa loro voglia di insegnare, di provocare in nome dell’arte.

E’ un chiaro segno di mancanza di preparazione culturale sul paese che volevano probabilmente elogiare.
I problemi di comunicazione sono alla base dell’impossiblita’ di costruzione di rapporti interpersonali e di conseguenza di business. Quando internazionalizziamo i prodotti non bisogna solo affidarsi al successo gia’ conseguito o al prodotto stesso ma e’ necessario studiare sempre il paese d’arrivo, le abitudini e le consuetudini di quel popolo.
Rispetto e comprensione reciproca sono le basi per fare dei buoni affari naturalmente prima bisogna impegnarsi a conoscere l’altro.
Siamo individui, e poi homo economicus.

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